Referendum costituzionale: quanti parlamentari? (terza puntata) - Alessandro Giovannini

Referendum costituzionale: quanti parlamentari? (terza puntata)

Referendum costituzionale: quanti parlamentari? (terza puntata)

            Con la riforma si dimezza la rappresentanza rispetto a quella voluta dai costituenti: se prevarranno i “si”, avremo 1 deputato ogni 154.000 cittadini e 1 senatore ogni 300 mila.

Lo sfondo programmatico: riassunto

Nella prima puntata (clicca qui) si è messo a fuoco il retroterra culturale e il disegno politico che sorreggono la riforma costituzionale; nella seconda (clicca qui) si è portato allo scoperto il bluff che sta dietro la “rete” come strumento del populismo e il populismo in sé.

Si è concluso che questa raggiera ideologica non ha per scopo il miglioramento del funzionamento del Parlamento e del sistema parlamentare, ma ha per fine, puramente e semplicemente, la riduzione della rappresentanza del corpo elettorale, per poi arrivare, pian piano, alla castrazione o compressione radicale della democrazia rappresentativa.

Questo sfondo programmatico è il vero propulsore della riforma. Il resto è fumo negli occhi, ad iniziare dalla determinazione in concreto del nuovo numero dei parlamentari: 400, di cui 8 per l’estero, alla Camera, e 200, di cui 4 per l’estero, al Senato.

Il fumo negli occhi

È fumo negli occhi per due motivi. Il primo è questo. Il funzionamento di un organo non migliora se i suoi componenti sono ridotti in maniera scriteriata. Anzi, come dimostra la scienza dell’organizzazione, il suo funzionamento peggiora se, appunto, i tagli sono fatti con l’accetta, non sono guidati, cioè, da un criterio generale di efficientamento. 

Questo è ancor più vero quando il taglio incide su una struttura estremamente complessa com’è il Parlamento, composta non solo di parlamentari, ma anche di un numero assai elevato di dipendenti e collaboratori, e organizzata non soltanto nell’Aula, ma anche in commissioni, sottocommissioni, commissioni bicamerali, commissioni d’inchiesta, gruppi, giunte, uffici con funzioni tra loro intrecciate e via dicendo.

I numeri non sono biglie nel pallottoliere

L’altro motivo è questo. I numeri non sempre possono essere utilizzati come biglie nel pallottoliere, da muovere in libertà, a piacimento. I numeri spesso assolvono ad una precisa funzione, rispondono cioè ad esigenze che stanno prima, che vengono prima del dato finale che essi esprimono. Quando è così, il numero in sé, come dato invariabile, non ha significato. È il caso, proprio, della “quantità” dei parlamentari.

Fu questo il motivo per il quale i Padri costituenti non indicarono il numero dei deputati e senatori che avrebbero dovuto comporre Camera e Senato. Piuttosto, con saggezza e lungimiranza, si preoccuparono di stabilire quanti cittadini avrebbe dovuto rappresentare ogni deputato e quanti ogni senatore.

La discussione, infatti, si sviluppò non già sul numero (400, 500 o 600), ma sul criterio da adottare per garantire la rappresentanza del corpo elettorale, unico profilo davvero rilevante in democrazia. 

È la somma che fa il totale

Come diceva Totò, è poi la somma che fa il totale. E così i costituenti. Gli originari articoli 56 e 57 della Costituzione stabilivano che ogni deputato, eletto su base nazionale e in carica per 5 anni, dovesse rappresentare 80 mila cittadini, e ogni senatore, eletto su base regionale e in carica per 6 anni, dovesse rappresentare 200 mila cittadini.

Ecco, allora, che le prime tre legislature della Repubblica ebbero un numero sempre diverso di parlamentari: la crescita della popolazione determinò, di volta in volta, la diversa composizione delle Aule (clicca qui per i dati).  

La riforma del 1963

Solo nel 1963, con la legge costituzionale n. 2, si introdusse il numero fisso di 630 deputati e 315 senatori, e si equiparò la durata della carica di questi a quelli. 

Non si attaccò, tuttavia, la rappresentatività, ma si cercò di individuare un numero di parlamentari sufficientemente ampio da rispettare, nella sostanza e prevedendo l’aumento costante della popolazione, il criterio originariamente scelto dai Costituenti. Si preservò la rappresentanza, non si diminuì.

Il grande timore dei Costituenti

Fino a quel momento, l’idea portante – emerge limpidamente dai lavori dell’Assemblea costituente – fu quella di presidiare in tutti i modi la forma democratica dello Stato, garantendo la massima pluralità delle rappresentanze del popolo nel Parlamento e indirettamente in tutte le altre istituzioni.

          Il ventaglio pluralistico che si compose aveva un solo scopo: anche a scapito dell’efficienza, scongiurare in ogni modo il ritorno dell’uomo solo al comando o di pochi uomini al comando.

Il ventaglio pluralistico che si compose aveva un solo scopo: anche a scapito dell’efficienza, scongiurare in ogni modo il ritorno dell’uomo solo al comando o di pochi uomini al comando. Di qui la scelta di inserire pesi e contrappesi nei singoli organi e nei rapporti tra organi diversi, sia nella loro composizione interna, sia nella distribuzione tra di  loro dei poteri.

Oggi, con la riforma sottoposta al prossimo referendum, si inizia risolutamente a mettere in discussione questi princìpi. E’ solo un primo passo, certo, ma decisivo, perché apre un percorso dalle tinte fosche, rinforzando le forze populiste che vogliono scardinare, come risultato finale del loro agire, proprio la democrazia rappresentativa.

Il dimezzamento della rappresentanza

Con la riforma si dimezza la rappresentanza rispetto a quella voluta dai costituenti: se prevarranno i “si”, avremo 1 deputato ogni 154.000 cittadini e 1 senatore ogni 300 mila.

In nome di cosa? Per quale finalità? Sono domande all’evidenza retoriche se si seguono le cose scritte fin qui e nelle due “puntate” precedenti. Ma è bene formularle ugualmente perché il 20 settembre dovremo scegliere se dare credito al populismo e ai personaggi che lo incarnano, oppure liquidarli e privilegiare la serietà dei ragionamenti e delle riforme. 

Alla prossima puntata: faremo qualche confronto con i parlamenti dei principali stati europei e parleremo di “costi”.

Phone: 123-456-7890
Fax: 098-765-4321
Chicago, IL 60606
123, New Lenox