Referendum costituzionale: gli altri parlamenti e l'erba del vicino (quinta puntata) - Alessandro Giovannini

Referendum costituzionale: gli altri parlamenti e l’erba del vicino (quinta puntata)

Referendum costituzionale: gli altri parlamenti e l’erba del vicino (quinta puntata)

             Si potrebbe seriamente sostenere che la Gran Bretagna è un paese anormale perché i componenti della Camera Alta sono attualmente 772 e quelli della Camera Bassa  650, per un totale di 1422?

L’ARGOMENTO DE “GLI ALTRI PARLAMENTI” 

Dopo la riduzione dei costi (clicca qui per la precedente “puntata”), vediamo l’altro cavallo di battaglia degli artefici della riforma. Il Parlamento italiano, dicono, ha un numero ingiustificato di componenti, superiore a qualsiasi altro parlamento dei paesi più avanzati. Se vinceranno i “si”, ripete a tambur battente un ministro in carica, l’Italia tornerà ad essere un paese normale, al pari delle altre democrazie europee.

Queste affermazioni non hanno costrutto. 

L’ESTEROFILIA: L’ERBA DEL VICINO È SEMPRE PIÙ VERDE

Vi è da dire anzitutto che il confronto con l’estero e il tentativo di omologare il nostro paese a modelli stranieri sono ormai diventati vere e proprie ossessioni di molti dei nostri politici.

Questo modo di ragionare non solo è stucchevole, ma è anche intellettualmente scorretto perché, da un lato, sottende in partenza un loro giudizio negativo sull’Italia, di disvalore sulla sua organizzazione istituzionale rispetto ai modelli degli altri paesi, reputati di per sé migliori; dall’altro, nasconde un’insicurezza molto accentuata sulle scelte di governo che loro stessi accompagnano a quei giudizi. 

È quel che sta accadendo per il taglio dei membri delle due camere: per giustificare le loro scelte, i sostenitori del “si” richiamano costantemente le esperienze di altri paesi, credendo in questo modo di puntellarle in maniera granitica. 

A questo proposito è indispensabile un’opera di chiarezza una volta per tutte. Il numero dei parlamentari come valore assoluto (630, 315, 400 o 200) non assume nessun significato sia come valore in sé, sia nella valutazione del grado di rappresentatività dell’organo. 

LA STORIA DI OGNI STATO GIUSTIFICA IL NUMERO DEI RAPPRESENTANTI

Ogni stato ha la sua storia e ogni sistema ha determinato la composizione dei parlamenti adattandosi e seguendo motivazioni, eventi, sentimenti popolari, accordi politici, diversi da quelli di altri paesi. 

Fino al trattato di Yalta e a quelli di Parigi e Mosca, firmati alla fine della seconda guerra mondiale, l’Europa è sempre stata un grande campo di battaglia composto da decine di stati in guerra continua l’uno contro l’altro, ha avuto guerre intestine proprie di alcuni o non di altri paesi, divisioni interne, ricomposizioni, dittature, repubbliche, monarchie e via dicendo.

I fatti che possono avere determinato l’Italia a stabilire i deputati e senatori nel numero che conosciamo piuttosto che in un altro, non sono confrontabili in nessun modo con quelli che hanno caratterizzato la storia di Francia, Germania, Gran Bretagna o Spagna. 

Già da questo punto di vista, quindi, il confronto sui numeri non ha senso ed anzi è fuorviante. Se l’erba del vicino è sempre più verde, in questo caso è solo perché diversa è stata la sua storia e diverse sono le sue tradizioni costituzionali. Ma questo non legittima un giudizio di valore, di normalità o anormalità, di efficienza o inefficienza, della situazione istituzionale di un singolo stato rispetto a quella di un altro.  

LA GRAN BRETAGNA È UN PAESE ANORMALE? E MALTA E CIPRO?

Si potrebbe seriamente sostenere, ad esempio, che la Gran Bretagna è un paese anormale perché i componenti della Camera Alta (Senato) sono attualmente 772 e quelli della Camera Bassa  (Camera dei deputati) 650, per un totale di 1422? 

E si potrebbe seriamente raccontare, al contrario, che Malta, Cipro, Austria, Belgio, Polonia, Olanda, Svezia, Danimarca o Romania sono paesi normali perché hanno meno deputati dell’Italia? 

Se per la Gran Bretagna è la storia a parlare, per gli altri paesi è la schiera degli abitanti che giustifica una rappresentanza minore della nostra in valore assoluto, sebbene in proporzione agli abitanti stessi la rappresentanza sia in realtà molto capillare. Ad esempio, Malta, pur avendo un Parlamento con solo 68 membri, ha un rapporto di 1 deputato ogni 7 mila abitanti; così Cipro che, con solo 56 membri, ha un rapporto di 1 a 15 mila.

IL GIOCO MIOPE DELLA PROPAGANDA E LE REGOLE DEL CONFRONTO

Ostinarsi nel confronto, pertanto, è davvero miope e scarsamente significativo. Tuttavia, siccome la propaganda vi insiste, ci pieghiamo anche noi al gioco, precisando subito che il solo numero in grado di assumere un qualche significato è quello del rapporto tra rappresentati e rappresentanti, tra popolazione e membri delle Camere. 

Come ogni gioco, anche questo deve seguire delle regole e poiché è numerico e comparativo la prima è quella dell’omogeneità dei dati di riferimento. Pertanto, la comparazione, da un lato, avrà ad oggetto i paesi che per numero di abitanti possono essere avvicinati al nostro, come Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna; dall’altro, prenderà a riferimento i membri delle Camere basse, corrispondenti alla nostra Camera dei deputati, perché le Camere alte non sono presenti in tutti gli ordinamenti o hanno funzioni profondamente diverse da quelle del nostro Senato. 

L’ITALIA AVRÀ LA RAPPRESENTANZA PIÙ BASSA TRA I PAESI EUROPEI

Attualmente l’Italia ha 1 deputato ogni 96 mila abitanti. Con l’approvazione della riforma cosa accadrebbe? La situazione sarebbe questa: l’Italia avrebbe 1 deputato ogni 152 mila abitanti, mentre la Francia ne ha 1 ogni 116 mila, la Germania 1 ogni 117 mila, la Gran Bretagna 1 ogni 102 mila e infine la Spagna, 1 ogni 130 mila (per un confronto di tutti i parlamenti degli stati appartenenti all’Unione europea, si veda il puntuale studio dell’università di Padova. Clicca qui)

Ebbene, volendo continuare nel gioco molto semplicistico del confronto: siamo proprio sicuri che l’Italia sia anormale oggi, come narrano i sostenitori del “si”, e non lo sarebbe domani, se passasse la riforma?

RINGRAZIAMENTI

Con queste riflessioni si chiudono i nostri appuntamenti. Mi auguro che le cinque “puntate” di riflessioni siano riuscite almeno a stimolare qualche pensiero. A tutti, davvero moltissimi, un sincero ringraziamento per l’attenzione.

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